LA NOTIFICAZIONE DEGLI AVVISI DI ACCERTAMENTO IMPOESATTIVI (di Giuseppe Di Nardo)

  La notificazione degli avvisi di accertamento impositivi   Con l’Ordinanza n.1156/2019 la Corte di Cassazione respingeva il ricorso proposto da due contribuenti che avevano dedotto come motivo il difetto di notificazione di un avviso di accertamento. Il Giudicante motivava il rigetto rilevando che la eccepita nullità era da considerare sanata, ex art.156 c.p.c., per raggiungimento dello scopo dovendosi desumere l’avvenuta conoscenza dell’atto dalla proposizione del ricorso. Nella motivazione della decisione erano indicati alcuni principi, consolidati nella giurisprudenza del Giudice di legittimità, in ordine alla sanatoria della nullità degli avvisi di accertamento per raggiungimento dello scopo della loro notificazione. Veniva così ribadito che “La natura sostanziale e non processuale (né assimilabile a quella processuale) dell’avviso di accertamento tributario – che costituisce un atto amministrativo autoritativo attraverso il quale l’amministrazione enuncia le ragioni della pretesa tributaria – non osta all’applicazione di istituti appartenenti al diritto processuale, soprattutto quando vi sia un espresso richiamo di questi nella disciplina tributaria. Pertanto, l’applicazione, per l’avviso di accertamento, in virtù dell’art.60 del D.P.R. 29 settembre 1973 n. 600, delle norme sulle notificazioni nel processo civile comporta, quale logica necessità, l’applicazione del regime delle nullità e delle sanatorie per quelle dettato, con la conseguenza che la proposizione del ricorso del contribuente produce l’effetto di sanare la nullità della notificazione dell’avviso di accertamento per raggiungimento dello scopo dell’atto, ex art.156 c.p.c. Tuttavia, tale sanatoria può operare soltanto se il conseguimento dello scopo avvenga prima della scadenza del termine di decadenza – previsto dalle singole leggi di imposta – per l’esercizio del potere di accertamento – (Sez. U. sent.  n.19854/2004; conf. Sez.5 sent. n. 2272/2011)”. Era inoltre precisato che “La notificazione è una mera condizione di efficacia e non un elemento costitutivo dell’atto amministrativo di imposizione tributaria, cosicchè il vizio di nullità ovvero di inesistenza della stessa è irrilevante ove l’atto abbia raggiunto lo scopo” (così anche Cass. n.654/2014, 6528/2018 e 30794/2018).   Gli avvisi di accertamento c.d. impoesattivi   Gli insegnamenti del Giudice di legittimità, di cui si è detto, devono ritenersi non condivisibili se riferiti ai cosiddetti avvisi di accertamento impoesattivi, ovvero agli accertamenti tributari emessi a decorrere dal 1 ottobre 2011 e relativi ai periodi di imposta in corso al 31/12/2007 e successivi. Invero, con l’art,29 del D.L. 78/2010 (conv. con mod. nella L. 122/2010), intitolato “Concentrazione della riscossione nell’accertamento”, al fine di contrastare l’evasione fiscale e contributiva veniva disposto che gli avvisi di accertamento, sopra indicati, emessi dall’Agenzia delle Entrate ai fini delle imposte sui redditi, dell’IRAP e dell’IVA e i connessi provvedimenti di irrogazione delle sanzioni (limitazione tuttavia destinata, previa emanazione di appositi regolamenti, a venir meno con conseguente estensibilità della disciplina a tutte le entrate tributarie, ex lett. h) art.29) devono contenere anche l’intimazione ad adempiere, entro il termine di presentazione del ricorso, all’obbligo di pagamento degli importi in essi indicati, ovvero, in caso di tempestiva proposizione del ricorso,  a titolo provvisorio degli importi previsti dall’art.15 DPR 602/73. Nel comma 1, lett. a) del cit. art. 29 viene innanzitutto effettuata una distinzione tra l’avviso di accertamento, che si può definire primario, e i successivi atti (così testualmente indicati dalla norma) nei quali sono rideterminati – in genere per effetto di adesione, conciliazione o sentenza del giudice tributario- gli importi già indicati nel primo, disponendosi solo per i secondi che essi possono essere notificati al contribuente “anche mediante raccomandata con avviso di ricevimento”, in tal modo indiscutibilmente palesando che l’avviso primario deve necessariamente essere notificato ai sensi dell’art.60 DPR 600/73, ovvero con l’intermediazione di un messo comunale o di un messo speciale autorizzato dall’ufficio, dovendosi pertanto escludere la notifica diretta a mezzo posta


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