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ENTI RELIGIOSI ED APPLICABILITA’ DELL’ESENZIONE ICI-IMU EX ART. 7, COMMA 1, LETT.I) D.LGS. N. 504 DEL 1992

ENTI RELIGIOSI ED APPLICABILITA’ DELL’ESENZIONE ICI-IMU EX ART. 7, COMMA 1, LETT.I) D.LGS. N. 504 DEL 1992     Ai sensi dell’ all’art. 7, comma 1, lett. i) d.lgs. n. 504 del 1992, nella versione anteriore al d.l. n. 203 del 30 settembre 2005,  sono esenti da ICI “gli immobili utilizzati dai soggetti di cui al testo unico delle imposte sui redditi, approvato con d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 87, comma 1, lett. c), e successive modificazioni, destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive, nonché delle attività di cui alla legge 20 maggio 1985, n. 222, art. 16, lett.a)”. L’esenzione spetta, ex art. 7, comma 2, “per il periodo dell’anno durante il quale sussistono le condizioni prescritte”. La Corte di Cassazione, nel vigore della norma originaria del d.lgs. n. 504 del 1992, ha affermato più volte che l’esenzione resta subordinata alla compresenza di un requisito oggettivo, rappresentato dallo svolgimento esclusivo nell’immobile di tali attività e di un requisito soggettivo, costituito dallo svolgimento delle stesse direttamente da parte di un ente pubblico o privato che non abbia come oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali, in base all’art. 87, comma 1, lett. c) del TUIR (Cass. n. 7385, del 11.5. 2012). Lo svolgimento diretto dell’attività che consente l’esenzione è essenziale. L’orientamento della Suprema Corte di Cassazione sostiene che l’utilizzazione diretta del bene da parte dell’ente possessore è una condizione necessaria perché a quest’ultimo spetti il diritto all’esenzione prevista dall’art. 7, cit. nel caso di esercizio di attività considerate normativamente “esentabili”. Si è, infatti, affermato che: “In tema di imposta comunale sugli immobili (ICI), l’esenzione dall’imposta che l’art. 7, comma 1, lett. i), del d.lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, prevede per gli immobili utilizzati dai soggetti di cui all’art. 87, primo comma, lett. c), del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (enti pubblici e privati, diverse dalle società, residenti nel territorio dello Stato e non aventi per oggetto esclusivo o principale l’esercizio d’attività commerciali), purchè destinati esclusivamente – fra l’altro – allo “svolgimento d’attività assistenziali”, esige la duplice condizione dell’utilizzazione diretta degli immobili da parte dell’ente possessore e dell’esclusiva loro destinazione ad attività peculiari che non siano produttive di reddito” (Cass. n. 21756 del 2010). L’esenzione non spetta, pertanto, nel caso di utilizzazione indiretta, ancorchè assistita da finalità di pubblico interesse. Con sentenza n. 12592 del 10.5.2019 la Corte di Cassazione ha ribadito il principio, precisando che non ha diritto all’esenzione l’ente religioso che abbia dato in comodato un immobile ad una onlus svolgente attività culturale e didattica, trattandosi di un diverso soggetto giuridico, ancorchè anche esso senza finalità di lucro. Il requisito della esclusiva destinazione dell’immobile ad attività peculiari, non produttive di reddito, ritenute dal legislatore non meritevoli di un trattamento fiscale di favore, è da accertare verificando “concretamente se l’attività cui l’immobile è destinato, se pure rientrante fra quelle esenti, non sia svolta in concreto secondo le modalità di un’attività commerciale” (Cass. n. 20776 del 2005; Cass. n. 4654 del 2004; Cass. n. 18450 del 2003). Pertanto, per le annualità anteriori al d.l. n. 203 del 2005 è invocabile l’esenzione ICI, a condizione che si tratti di immobili destinati ad attività peculiari non produttive di lucro e di reddito. L’art. 7, comma 2 bis, d.l. 30 settembre 2005, n. 203, aggiunto dalla legge di conversione 2 dicembre 2005, n. 248, poi modificato dal comma 133 dell’art. 1 l. 23 dicembre 2005, n. 266 e, infine, sostituito dall’art. 39 d.l. 4 luglio 2006, n. 223, conv. nella l. 4 agosto 2006, n. 248, ha esteso l’esenzione disposta dall’art. 7,


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